Acea: i valori e il contributo alla sostenibilità

I servizi di pubblica utilità gestiti da Acea sono leve fondamentali per intervenire sia nello sviluppo economico sia nel miglioramento della qualità ambientale e sociale delle collettività e dei territori. La sostenibilità è pertanto intesa come un aspetto insito nell’identità e negli scopi operativi tipici di Acea, che il Gruppo cerca di concretizzare a partire dalla definizione dei propri valori e dei coerenti indirizzi comportamentali, passando per la dotazione di strumenti di gestione aziendale e di engagement degli stakeholder, e arrivando al sostegno e alla partecipazione diretta alle più importanti iniziative istituzionali che gravitano intorno ai temi dello sviluppo sostenibile.
Nella consapevolezza delle responsabilità collegate a tale ruolo, il Gruppo Acea si è dotato del Codice Etico, di politiche e di strumenti appropriati ad attuare il governo responsabile dell’impresa.

TABELLA N. 9 - ALCUNI STRUMENTI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE E LA RESPONSABILITÀ SOCIALE IN ACEA

Strumenti sviluppo sostenibilie

Acea pone continua attenzione al contesto istituzionale, pubblico e privato, dove i temi della responsabilità sociale d’impresa e della sostenibilità vengono sottoposti a discussione e confronto, portando tali materie a svilupparsi e diffondersi.

A tale proposito, nel 2013 sono emerse due iniziative internazionali, particolarmente significative per gli impatti che produrranno su un aspetto peculiare in cui si manifesta la responsabilità sociale d’impresa: la rendicontazione della sostenibilità della gestione aziendale.

Si tratta di una proposta di Direttiva comunitaria (COM 2013/207) per l’introduzione di informazioni di sostenibilità e di diversity nella comunicazione societaria di tipo finanziario o di governance (vedi box dedicato) e della presentazione delle nuove linee guida dello standard di rendicontazione di sostenibilità al momento più accreditato: le GRI-G4. Queste ultime hanno posto al centro della riflessione le istanze di sviluppo delle metodologie e dei contenuti dei report di sostenibilità, per renderli più evoluti e adeguati ai profondi cambiamenti esterni della società odierna ma anche per poter indurre, attraverso tali strumenti, un’accelerazione di passo da parte delle organizzazioni impegnate sul tema (vedi box di approfondimento).

LA PROPOSTA DI DIRETTIVA COMUNITARIA SULLE INFORMAZIONI EXTRAFINANZIARIE E LA DIVERSITY
Nel mese di aprile del 2013, la Commissione Europea ha pubblicato una proposta di Direttiva in materia di rendicontazione obbligatoria aziendale delle informazioni non finanziarie e delle politiche di gestione inerenti il tema della diversity – non solo di genere - nella composizione degli organi direttivi e di controllo delle società. Il progetto normativo comunitario prevede che le grandi società (imprese con più di 500 dipendenti e fatturato superiore a 40 milioni di euro o attivo di bilancio superiore a 20 milioni di euro) forniscano informazioni su strategie, risultati e rischi in settori chiave della sostenibilità: ambiente e società, risorse umane e diritti umani, governance e lotta alla corruzione.
Da una maggiore e trasparente gestione di tali ambiti e dalla comunicazione delle relative informazioni, nella prospettiva del decisore europeo, conseguirebbero vantaggi sia per gli stakeholder interni ed esterni alle imprese sia per le imprese medesime. I primi potrebbero perfezionare e aumentare il livello di conoscenza riguardo i risultati e i comportamenti delle aziende, sulla base dei quali effettuare, ad esempio, scelte di acquisto o di investimento  maggiormente consapevoli e coerenti con i propri orientamenti e valori. Le aziende stesse migliorerebbero la propria capacità di analisi e controllo di rischi emergenti, sempre più impattanti nella gestione operativa – si pensi, ad esempio, al caso di incidenti ambientali e ai connessi costi in termini di ripristino del danno e risarcimento, interruzione della continuità aziendale, esposizione mediatica, contenzioso con le autorità di settore. L’iter procedurale della proposta è attualmente in fase avanzata, essendo già stata esaminata dalle Commissioni competenti del Parlamento Europeo. Le intenzioni auspicate dagli organi comunitari sono di arrivare ad approvare il documento finale entro il 2014.

LE NUOVE LINEE GUIDA PER LA RENDICONTAZIONE DI SOSTENIBILITÀ DELLA GLOBAL REPORTING INITIATIVE: G4
Le linee guida elaborate e aggiornate nel corso del tempo dall’organizzazione internazionale multistakeholder Global Reporting Initiative (GRI) rappresentano il più accreditato standard mondiale per la rendicontazione della sostenibilità delle organizzazioni. Il 2013, dopo un articolato processo di riflessione, coinvolgimento e consultazione degli stakeholder, avviato già dal 2011, è stato l’anno in cui il GRI ha rilasciato, durante un tour di presentazioni che hanno toccato anche l’Italia, l’ultima versione delle Linee guida, denominate G4.
Tale versione dello standard contiene diverse innovazioni. È stato posto un focus sul principio di “materialità”: le organizzazioni dovranno strutturare meglio i sistemi di stakeholder engagement e di identificazione ed elaborazione degli argomenti ritenuti rilevanti, al fine di qualificare, con piena coerenza con la realtà d’impresa, il modo in cui l’organizzazione impatta sullo sviluppo sostenibile. Un altro elemento oggetto di particolare revisione riguarda la corporate governance, per la quale sono stati introdotti nuovi indicatori che coprono i temi del conflitto d’interessi, delle politiche di remunerazione e di diversità, del coinvolgimento sostanziale degli organi di vertice nelle policy di sostenibilità aziendali. Da ultimo, ma non per ordine d’importanza, un aspetto rilevante è collegato all’attenzione prevista nella trattazione delle dinamiche e dei flussi della catena della fornitura, in considerazione del fatto che per una completa valutazione e visione della sostenibilità del business sia necessario integrare tali istanze anche nella supply chain dell’organizzazione.
Per incominciare a rendicontare in conformità alle nuove Linee guida G4 le aziende avranno tempo fino all’esercizio 2015.